The Prom Queen

Mae Lapres

Dritta al punto. Padrona di sé. La Prom Queen ideale.

Mae Lapres è l’ape regina delle passerelle, una che con il suo stile stravagante e il suo atteggiamento sfrontato sembra voler dire: “A me la corona!”. Una parigina doc, resa celebre dalle sfilate di Parigi e da numerose campagne pubblicitarie. Ma quando smette i panni da musa, è lei a tenere le redini del suo stile, procurandosi capi vintage e personalizzandoli. “Ho provato tutti gli stili possibili e immaginabili!” dice Mae, prima di farsi un selfie a dir poco bizzarro con la sua eroina personale Iris Apfel. “Principessa emo, Britney Spears, militare… bisogna provarli tutti per trovare quello giusto!”. Con le sue osservazioni schiette e intelligenti sulla scena fashion moderna, questa reginetta del ballo prestata alle passerelle conquista il cuore e la mente di chiunque la incontri. Ma a chi riserverebbe l’ultimo ballo? A Duckie di Bella in rosa che si esibisce in Try a Little Tenderness, ovviamente.

Mae indossa i seguenti modelli da vista: Miu Miu MU51PV; Prada PR55SV; Ray-Ban RX3447V

Mi imbarazzo per tutto e per niente… In fondo sono sempre stata un po’ matta

Mae, The Prom Queen

I suoi consigli per uno stile personale
“Qual è il fattore decisivo per uno stile personale d’impatto? L’esperienza. Quando andavo alle superiori ero come Jenny di Gossip Girl. Tutte le altre ragazze erano ricche, sfoggiavano i marchi più in voga, avevano solo borse di Balenciaga; io invece non avevo niente, dovevo farmi tutto da sola. Ed è così che ho iniziato a elaborare uno stile personale. Ero abbastanza eccentrica, non dico che fossi all’avanguardia, ma ho iniziato a indossare enormi occhiali da vista. Ho preso gli occhiali da sole vintage di mia nonna e li ho trasformati in occhiali da vista. Tutti mi prendevano in giro, ero il loro bersaglio preferito. Finché American Apparel non ha iniziato a vendere gli stessi occhiali da vista vintage e a quel punto tutti mi chiedevano: ‘Oh mio Dio, dove hai preso quegli occhiali?’ e io rispondevo: ‘Quali, quelli di cui avete riso per due anni?’. E loro: ‘Sì’. Allora dicevo: ‘Sono vintage. Trovali, se ci riesci!’.

L’importanza delle attività extracurricolari
“Da quando ho iniziato a fare la modella, in pratica faccio solo quello; ma quando sono a casa adoro cucinare! E poi sono una maniaca dello shopping: mi piace scovare pezzi vintage, come i piccoli accessori ormai introvabili. Quando andavo alle superiori mi facevo i vestiti da sola. In realtà coltivo molti interessi nel tempo libero. Ho iniziato a studiare musica a soli 5 anni. Musica classica, per la precisione, perché andavo al Conservatorio. Ho fatto parte di un coro, ho studiato pianoforte per circa 10 anni, mi sono cimentata con l’arpa per 2 anni. Ho provato anche con la chitarra, ma non sono molto sciolta con la mano destra e lo strumento che avevo a disposizione non era per mancini… insomma, non faceva per me. Ma dopo aver compiuto 16 anni ho iniziato a frequentare le discoteche. Lì ho conosciuto alcuni DJ e ho cominciato a fare la vocalist e a scrivere canzoni. Alla fine sono entrata come tastierista in una band chiamata The Teenagers”.

La ricerca dell’autostima nel settore della moda
Anni fa, agli esordi, avevo un taglio a caschetto, cosa che insieme alle mie origini asiatiche mi ha reso la vita davvero difficile: ai tempi il settore della moda era molto chiuso. Le asiatiche non erano ancora state accettate del tutto ed è stata dura per me fare da apripista. Posavo solo per i servizi più osé e la mia altezza limitata di certo non aiutava: non ho le gambe lunghe, non sono adatta a immagini di quel tipo. Ma mi sono fatta strada con la mia personalità e all’improvviso mi si sono aperte tutte le porte! Adesso penso che chiunque possa avere una chance nella moda. Ma è pur sempre un rischio, perché se da un lato è più facile diventare modella, dall’altro è anche più facile essere respinta. Un giorno sei il nuovo volto, sei su tutte le copertine, sei il fiore all’occhiello di qualsiasi sfilata; il giorno dopo spunta una nuova ragazza eccentrica e tu finisci nel dimenticatoio. Alla fine è tutta una questione di rispetto. Se durante un servizio fotografico tratti tutti con rispetto e svolgi il tuo lavoro con professionalità e gentilezza, non avrai nessun problema. Io non giudico nessuno, perciò mi aspetto che nessuno giudichi me, ma forse è proprio lì che sbaglio! In fondo sono sempre stata un po’ matta”.